Bambole di carta
Un gioco che mi entusiasmava da bambina era rappresentato dalle bambole di carta. Intere giornate a cambiare loro i vestitini. Pomeriggi a ritagliare i contorni dei loro abiti e accessori. Soprattutto quando ero ammalata ed ero costretta a stare a riposo nel lettone dei miei, le bambole di carta costituivano un universo affascinante e unico. Erano riposte in una grande scatola bianca di cioccolatini con una rosa incisa sul coperchio. Divise per tipo ognuna aveva un nome: Susanna, Sheila, Maria, Rita… ognuna con un proprio carattere e personalità rappresentavano personaggi della mia fantasia. Inventavo storie fantastiche e con il loro fornitissimo guardaroba facevo rivivere storie in cui ciascuna poteva far fronte a impegni di gioco e tempo libero. Erano amiche discrete e sempre presenti, serene e solari.
Una collezione tenuta con cura e gelosia. Mi ricordo che quando mamma me le comperava dal cartolaio, era una giornata di festa. Guardavo e riguardavo il libretto con la bambolina e i vestitini da ritagliare e avevo quasi timore di ritagliarle. Ma la voglia di mettere loro i vestitini prevaleva e così con un paio di forbici e tanta pazienza mi accingevo a tagliarne minuziosamente i contorni.
Tante volte mi divertivo anche a creare nuovi abiti di carta per ciascuna di esse e allora con pastelli e matite davo libero sfogo alla mia vena creativa.
Ne possedevo (oggi ne conservo ancora) di varie serie: le ballerine di danza classica (credo le mie preferite) con abiti di scena (costumi da ballo) e abiti per le varie stagioni, le "bimbe" con abitini molto romantici e pagliaccetti, le Barbie, che rappresentavano in forma cartacea le "vere" Barbie, la serie di Biancaneve con Principe e Strega Cattiva…
