Itaca

Ma io di doglia per l'egregio Ulisse
Mi struggo, lasso! che, da' suoi lontano,
Giorni conduce di rammarco in quella
Isola, che del mar giace nel cuore,
E di selve nereggia;:isola, dove
Soggiorna entro alle sue celle secrete
L' immortal figlia di quel saggio Atlante,
Che del mar tutto i più riposti fondi
Conosce e regge le colonne immense
Che la volta sopportano del cielo.
Pensoso, inconsolabile, l'accorta ninfa il ritiene e con soavi e molli
Parolette carezzalo, se mai
Potesse Itaca sua trargli dal petto:
Ma ei non brama che veder dai tetti
Sbalzar della sua dolce Itaca il fumo,
E poi chiuder per sempre al giorno i lumi.
Omero (Odissea libro I)
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